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Ci avete rotto… il pallone. Il fallimento della Nazionale… e dell’Italia?

L’Italia sportiva ieri sera ha toccato il fondo. Su Italia che Cambia non dovremmo scrivere di calcio giusto? È proprio quella cosa da “italiano medio” che stiamo cercando di combattere. Però sono almeno 37 Milioni i tifosi in Italia. Più dei votanti delle ultime elezioni politiche nazionali. Perciò forse è meglio ascoltarli, forse riusciamo ad uscire un po’ dalla bolla autoreferenziale di chi già è impegnato.  Magari riusciamo a raggiungere una massa che comincia a vedere che le crepe sono dappertutto ma non sa più dove sbattere la testa.

ITALIA-Italian-Soccer

Il fallimento apocalittico della Nazionale Italiana di calcio ai playoff contro la mediocrissima Svezia di ieri, dove per la prima volta in sessant’anni non siamo riuscite ad andare al Mondiale, è un disastro più grande del solo sport, è un microcosmo dell’Italia allo sbaraglio. È la ripercussione di un paese fallito, del marciume politico che ha infiltrato anche lo sport, con poltrone e dinosauri che non vogliono che cambia niente. Dal presidente della FIGC, all’allenatore della nazionale, ai giocatori-senatori, a tutto il mondo che circonda il calcio, non se ne salva uno. E’ il sistema che è marcio. Largo ai giovani dice Paolo Cannavaro,  non solo sul campo ma anche fuori dal campo. Cambiamo il sistema del calcio e magari riusciamo anche a cambiare il sistema politico. Sono due lati della stessa medaglia.

Il calcio si sa, è l oppio delle masse, pane e circo dicevano gli antichi romani, intratteniamo il popolo così non si ribella. Quanto sarebbe bello se lo stesso pathos del tifoso venisse tradotto in cittadinanza attiva? La stessa passione della curva venisse replicata per creare un paese migliore? Invece sta succedendo l’opposto, il tifo cieco alla squadra di calcio diventa anche tifo cieco per un partito politico, senza neanche sapere qual è il loro programma. La politica ha capito che se facciamo diventare i partiti una squadra di calcio, la gente tifa ciecamente, senza pensiero critico. Tifo Inter, tifo Milan, tifo destra o sinistra.  Anche se scrivono che ammazzano mia sorella continuo a votare per lo stesso partito.

Ma continuando ad abbassare il livello di pensiero critico del nostro paese da 30 anni a questa parte tramite i mass media, continuando a cementare la burocrazia, hanno creato un paese dove non funziona più niente, neanche lo sport. Le squadre di club italiana, fino a 15 anni fa le più forte del mondo, sono relegate a seconde fasce.  Senza stadi di proprietà, senza investimenti nei settori giovanili, senza strategie internazionali, si sono fatte scavalcare dalla Spagna, Inghilterra, Germania e Francia.  I capitali esteri hanno paura a venire ad investire in Italia, sia nel mondo delle start up che nel mondo sportivo, perché siamo il secondo peggio paese in Europa come imprenditoria. Tutti quelli con soldi scappano.

Il fallimento della Nazionale non è colpa solo di un allenatore o 11 giocatori, è una crisi sistemica del nostro paese, in elegante declino da una generazione. E così ci hanno tolto anche l’unica cosa che ci dava soddisfazioni.  Però adesso la gente s’incazza. Puoi toccarci tutto ma non toccarci il pallone! Frustrati dalla disoccupazione, dalla mancanza di opportunità e dalla mancanza di sogni per i nostri giovani, avvelenati dallo smog, dalle discariche abusive e dal cemento, paralizzati dalla burocrazia, dalla corruzione, dalle mafie e dalla politica, l’unica via di fuga per 37 milioni di persone era il calcio. Vuoi vedere che togliendoci anche questa soddisfazione ora la gente si sveglia? Ci avete rotto il cazzo.

La Svezia ha meritato di qualificarsi. La nazionale italiana ha meritato di uscire. Oggi in Italia gira un’aria da funerale. C’è sfiducia, demoralizzazione, apatia. Personalmente non credo sia un dramma, ma un punto di partenza. Abbiamo toccato il fondo, ma solo nei momenti più bui si vedono davvero le stelle. La crisi è un opportunità per ripartire. Però bisogna fare una rivoluzione politica. Sistemica.

Ci sono tanti esempi virtuosi in Italia e all’estero che basta replicare. Dallo sport alla sostenibilità, dalla partecipazione civica all’educazione, dall’economia alla salute. Il momento della lamentale è finito, come sono finiti i partiti di protesta senza visione.  Adesso che non abbiamo neanche più il Mondiale, magari possiamo incanalare tutta quell’energia ed incazzatura ad essere proattivi e costruttivi per il nostro Paese, che  ha disperatamente bisogno di tutti noi.

 

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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