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Mag4, quando l’economia mette al centro l’uomo e non il profitto

Dagli anni settanta la cooperativa cerca di invertire questo meccanismo affermando che il credito è un diritto umano.
Torino – Noto che tendo a iniziare i racconti con un commento sulle condizioni atmosferiche della giornata. In effetti anche oggi avrei incominciato dicendo che il freddo è ormai giunto in Torino, dopo un periodo insolitamente caldo e soleggiato. Tuttavia scrivendolo, l’ho fatto anche questa volta. Sarà che ogni giorno, appena ci alziamo, apriamo la finestra e tra le prime cose che facciamo, o che dovremmo fare, è osservare quel si presenta difronte a noi.

Oggi sono particolarmente incuriosito dall’incontro in programma. Sarà che sono laureato in Economia e che in cinque anni di corso di studi non mi hanno neanche accennato all’esistenza di un modello diverso da quello dominante, ma non vedo l’ora di incontrare Sara per ascoltare l’esperienza di una realtà alternativa esistente e attiva sin dagli anni settanta. Stiamo parlando della Cooperativa Mag4 Piemonte. Ci siamo dati appuntamento nella sede della loro attività, in via Brindisi a Torino. Ho così modo di attraversare la città in mezzo pubblico proprio nelle vie che percorrevo quando andavo alle scuole superiori, a due passi dal loro ufficio. E’ stato come poter rivivere per un attimo sensazioni e momenti della mia adolescenza, che ad oggi sembrano così lontani.

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Scendo alla stazione Dora e mi incammino verso il luogo d’incontro. Arrivo praticamente nello stesso momento in cui arriva Sara. Ci salutiamo e entriamo nell’ufficio della Mag4. Lei, come tutti i lavoratori all’interno della cooperativa, è assunta per un part-time. Così nel frattempo gestisce un B&B, chiamato “Ven si”, che in piemontese significa “Vieni qui”.

Entrando, noto una bandiera “No Tav”. Mi fa accomodare in una sala accogliente e iniziamo una piacevole chiacchierata. Le chiedo di spiegarmi cos’è una Mag, immaginando di dirlo a qualcuno che non capisce nulla di finanza. Così mi dice che MAG significa “Mutua AutoGestione”. E’ una cooperativa che si occupa di finanza etica. Le MAG sono cinque in Italia e operano in diversi territori della penisola, ognuna con la sua peculiarità. Il loro funzionamento è in realtà molto semplice.

Vi sono i soci risparmiatori, che conferiscono il denaro. Essi possono essere sia soggetti fisici che giuridici. Con i soldi raccolti vengono erogati finanziamenti a realtà giuridiche socie delle MAG e che portano avanti progetti che non danneggiano la natura, l’ambiente, le persone, la società in generale. In sostanza si finanziano attività che portano avanti un modello diverso di economia. Un economia che metta al centro l’uomo e non il profitto. Danno finanziamenti anche a quelle realtà che normalmente non sono considerate bancabili. Il mondo delle banche funziona così: “chi ha già soldi li riceve e chi non li ha rimane fuori”. Le MAG cercano di invertire questo meccanismo affermando che il credito è un diritto umano.

Le garanzie richieste sono particolari: non patrimoniali ma personali. La persona dà la sua parola e qualora il finanziamento dovesse andare male si impegna a restituire la somma presa a prestito. Mi vengono i brividi pensando a quel che la facoltà di Economia mi ha inculcato in cinque anni di studio. Brividi ancora maggiori se penso a quanti studenti ogni giorno vengono sfornati da quella Chiesa il cui l’unico Dio è il Denaro.
Nel mentre Sara continua il suo discorso, dicendomi che le MAG non verificano i patrimoni delle persone.

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Nella fattispecie la MAG4 è nata nel 1987 e la rete, negli anni, si è ingrandita. Ad oggi vi sono più di mille soci. Al momento la raccolta si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro, con più di quattrocento realtà finanziate. Le chiedo di questi quattrocento finanziamenti, quanti non sono stati restituiti. Loro stimano una percentuale di perdite pari all’1%, su tutti i finanziamenti erogati, e tali stime risultano maggiori rispetto alle perdite effettivamente contabilizzate. Un progetto MAG, affinché venga finanziato, deve avere delle persone che decidano di fare da garanti: firmando, si impegneranno a restituire il denaro preso a prestito qualora il finanziamento non dovesse andare bene. Devono essere quindi persone molto motivate.

Le chiedo se c’è qualche aneddoto che ci può dire per raccontare la particolarità di questo strumento, a mio modo di vedere incredibilmente affascinante. Le viene in mente un episodio. Prima, però, è necessario fare un preambolo tecnico sul funzionamento delle MAG.
Il tasso di interesse che la cooperativa chiede alle realtà finanziate serve a coprire gli stipendi dei dipendenti, le spese della sede e il tasso di interesse dato ai soci risparmiatori. Questo tasso è legati all’inflazione. Qualche anno fa ci sarebbe stata la possibilità di alzare i tassi per i finanziati e per i finanziatori: in questo modo i risparmiatori avrebbero guadagnato di più e i soggetti finanziati avrebbero dovuto pagare di più i loro prestiti. I soci risparmiatori, che ci avrebbero guadagnato, hanno deciso di rinunciare al quid in più per non fare aumentare il tasso di interesse ai soggetti finanziati. E’ emblematico di come la cooperativa funzioni.

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Per Sara e la MAG, il cambiamento auspicato è quello in cui il profitto non è più al centro di nessuna attività finanziaria o economica, ma che vi sia l’uomo. Le relazioni umane devono essere alla base delle relazioni economiche e finanziarie, e non viceversa. E’ un processo lungo, sul quale le MAG lavorano quotidianamente. I soldi devono tornare ad essere uno strumento, e non un fine.

Spera che nel Piemonte si possa creare una vera e propria rete di economia solidale, dato che nel territorio vi sono già molte attività che stanno andando in questa direzione, creando un circuito di economia solidale funzionante.

Ringrazio Sara per avermi raccontato in modo chiaro e preciso come una alternativa al circuito economico classico vi sia. E’ funzionante, regala soddisfazioni, si incentra sulle relazioni.
Ritornando a casa ripenso ai miei cinque anni di economia, e a tutti i ragazzi che giornalmente vengono sfornati da quella Chiesa in cui l’unico Dio è il Denaro.

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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Interessato a chi sta ai margini, da sempre. Attraverso fotografie, parole e video cerco di raccontare il cambiamento: chi ce la fa, chi ha coraggio e porta avanti con decisione le proprie scelte.

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