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Uniti per Unito Sostenibile: le università di Torino sono sostenibili?

Nelle giornate del 10 e 11 novembre 2016, si è svolto al Campus Luigi Einaudi di Torino un evento dal nome “Uniti x Unito Sostenibile”. Scopo dell’evento è stato quello di incentivare la riflessione sulla sostenibilità ambientale all’interno dell’università torinese e sulle modalità di azione possibili per avere un’università green e di far conoscere le iniziative già operanti in tale direzione, attraverso conferenze e workshop. L’evento è stato organizzato da GreenTo, una rete che unisce studenti, ex studenti e ricercatori degli Studi di Torino per promuovere l’attenzione e l’azione relativa alle tematiche ambientali soprattutto all’interno di Unito, ma anche nella cittadinanza.

Il tema della sostenibilità ambientale è forse uno di quelli più importanti dei nostri tempi, visti gli urgenti problemi che l’essere umano sta causando all’ecosistema di cui fa parte; ed è inoltre uno dei temi più coinvolgenti nei confronti di tutte quelle persone che pian piano si stanno rendendo conto di quanto lo stile di vita occidentale sia incompatibile con la stessa possibilità di vita sul pianeta.

Quando queste persone, sempre più consapevoli, si chiedono ad esempio quale sia il modo corretto di fare la raccolta differenziata o, con uno step successivo, quale sia il modo più corretto e gentile per convincere anche i loro vicini che non la fanno a farla, quello che in realtà si stanno chiedendo è proprio un quesito di sostenibilità: “Come posso condurre una vita più sostenibile?”, che in ultima analisi è un quesito di garanzia della vita sulla Terra, cioè della vita di ognuno di noi: “Come posso condurre una vita che non danneggi la possibilità che io viva anche domani?”

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All’interno delle università di Torino, è già da molto tempo che diversi docenti e studenti si fanno questo genere di domande. Nella città di Torino sono presenti due grandi realtà universitarie, Polito ed Unito, al cui interno operano attori di un cambiamento positivo che ormai da tempo si stanno interrogando su come guidare il cambiamento delle scuole pubbliche di alta formazione verso un futuro sostenibile.
Promuovendo discussioni, conferenze e lavori di tesi e di ricerca riguardanti le tematiche ambientali, collaborazioni con associazioni e a livello amministrativo, azioni di monitoraggio e risparmio energetico, piani di diminuzione degli sprechi, di promozione dei comportamenti virtuosi nei confronti dell’ambiente, di incentivazione all’uso della mobilità verde…

…ad esempio all’interno del Politecnico questo discorso è decisamente vivo ed ha portato alla creazione del progetto Campus Sostenibile. Il Green Team del Politecnico lavora infatti per la transizione dell’università quale è ora verso una università consapevole, attenta e rispettosa nei confronti dell’ambiente.

Nella Sala Lauree Rossa del Campus Luigi Einaudi, la mattina del 10 novembre, a spiegarci ciò è stata la professoressa Patrizia Lombardi, coordinatrice del già citato Green Team. Il progetto Campus Sostenibile ha voluto collegare le diverse iniziative già presenti all’interno del Politecnico, in modo da dare una maggiore visibilità a tali iniziative, con l’obiettivo di avere più incisività e risonanza sia a livello locale, in Torino, che a livello nazionale e internazionale. La relatrice ha spiegato infatti come i temi affrontati dai progetti del Green Team siano temi globali, che interessano l’intero pianeta, temi che i leader del mondo discutono alle Conferenze per il clima.

L’Ateneo si deve quindi porre in linea con la direzione di sostenibilità presa da molte altre università nel più ampio contesto internazionale. Questa direzione può però essere veramente seguita solamente partendo dal basso, dagli individui coinvolti nella struttura educativa, quindi non solo docenti, ricercatori e studenti, ma anche ristoratori, addetti ai servizi di pulizia, personale delle copisterie e delle librerie, cioè partendo dal contesto locale.

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E l’università ha una grande responsabilità, in quanto innanzitutto si occupa dell’educazione di persone che andranno ad agire proprio nei suddetti contesti ed inoltre, attraverso la ricerca, sperimenta modelli di vita e di gestione della quotidianità che hanno lo scopo diretto di migliorarli. Senza contare che, in quanto importante istituzione nel territorio, si pone in qualità di esempio per lo stesso.
La relatrice ha sottolineato quindi quanto l’obiettivo dell’alta formazione debba essere quello di educare ai principi della sostenibilità e non quello di “sfornare” persone che vadano solamente ad incrementare l’economia del profitto. L’università deve insegnare a pensare in maniera critica e sistemica, a ragionare cioè sulle conseguenze possibili e sulle relazioni esistenti, e deve porsi in dialogo con il contesto, anche quello amministrativo, per permettere agli studenti e ai ricercatori di mettere in pratica tali pensieri, trovando soluzioni creative ed innovative verso la sostenibilità. In altre parole, l’idea è di non lasciare ricerche e tesi valide ad impolverarsi nelle biblioteche, ma di metterle in pratica in quanto reali promotrici di un miglioramento sociale e tecnologico.

Il Green Team sta dunque cercando di adottare un modello di lavoro che gli permetta di migliorare realmente le condizioni di sostenibilità all’interno del Politecnico di Torino, ma la vera protagonista della due giornate di conferenze e workshops Uniti x Unito Sostenibile è stata, proprio come dice il nome, l’Università degli Studi di Torino. All’interno di quest’utlima è nato nello scorso maggio UniToGO, le cui lettere GO sono la sigla per Green Office; lettere che, insieme a quella ‘T’ scritta in maiuscolo, vogliono inoltre indicare lo spirito di intraprendenza con cui è nato questo “ufficio verde”: Uni To Go, l’Università di Torino è pronta ad andare verso un cambiamento sostenibile.

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Il pensiero che guida questo ufficio e le spinte motivazionali che l’hanno fatto nascere sono del tutto simili a quelle che, all’interno del Politecnico, hanno portato alla creazione del Green Team. Ce ne ha parlato il professore Egidio Dansero, delegato alla sostenibilità ambientale dell’Università di Torino e membro dell’ufficio. Il Green Office di Unito viene alla luce con il dichiarato scopo di aumentare la consapevolezza ambientale dell’università e con l’intenzione di promuovere, attraverso un programma d’azione che prende il nome di ESAP (Enviromental Sustainability Action Plan = Piano di Azione per la Sostenibilità Ambientale), il risvolto pratico di questa consapevolezza. Lo scopo è anche qui quello di stimolare l’azione concreta per portare ad un tangibile miglioramento della sostenibilità delle facoltà.
Tale azione si sta già svolgendo tramite cinque gruppi di lavoro che stanno in particolare affrontando temi relativi a: energia, acquisti pubblici, mobilità, rifiuti e cibo. Il Green Office si propone infatti di creare delle condizioni più soddisfacenti e sostenibili attraverso cui l’università possa gestire la produzione e lo smaltimento dei rifiuti e le spese alimentari ed inoltre sta lavorando per capire come ottimizzare la mobilità di tutti gli attori coinvolti nel sistema educativo.
Per raggiungere tali obiettivi, sottolinea il relatore, è molto importante non solo lo studio e l’attenzione sia verso le criticità che le potenzialità del sistema universitario, non solo la ricerca ma, per quanto entrambi questi punti siano fondamentali, è molto importante anche l’aspetto comunicativo.
L’università deve riuscire ad avviare una collaborazione con le istituzioni e con le associazioni presenti nel territorio, deve stimolare lo sviluppo e la diffusione di conoscenze e competenze legate alle tematiche ambientali e soprattutto deve essere in prima linea nella sollecitazione alla partecipazione, in primis degli studenti, ma anche nei confronti della cittadinanza.

Anche il professor Egidio Dansero dà quindi risalto all’importanza del rapporto con il contesto, sia locale che internazionale.
Per quanto riguarda il secondo dei due è importante notare come l’internazionalità di questo ufficio sia intrinseca ad esso: i Green Office in Europa sono infatti 25 e sono connessi tra di loro tramite un network. Nascono dall’idea di quattro studenti olandesi, che nel 2012 hanno avviato una società chiamata RootAbility, con lo scopo di diffondere la creazione di questi “uffici verdi” in più università possibili in Europa, in modo da favorire la transizione alla sostenibilità in queste istituzioni. UniToGO si inserisce quindi all’interno di un movimento che supera i confini italiani e che lo mette direttamente in contatto con il lavoro che si sta facendo in altre numerose sedi europee.
L’adesione di ben 25 università in soli 5 anni dalla creazione del primo Green Office a Maastricht fa ben sperare verso un futuro davvero sostenibile, per il quale è però importante ricordare quanto sia necessaria la collaborazione e partecipazione di tutti.

E’ proprio per favorire questa partecipazione, o almeno quella degli studenti torinesi, insieme a UniToGo nasce anche GreenTo, l’altra faccia della medaglia del Green Office di Unito.

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Come accennato in apertura, GreenTo è un’associazione studentesca che, seppur legata al Green Office e altrettanto attiva nell’incoraggiare la transizione ad un’università ‘verde’, avendo un carattere meno istituzionale mira a porsi in un rapporto più diretto con gli studenti, per sensibilizzarli e coinvolgerli più facilmente.
Con questo obiettivo, Uniti x Unito Sostenibile è stato quindi solo uno tra i tanti eventi che GreenTo sta realizzando da quando è stato creato. Le iniziative sono tante e qualunque studente, ex studente, ricercatore o persona collegata all’ambiente universitario, che voglia avere informazioni o collaborare in questo viaggio verso un’università compatibile con la vita, è il benvenuto.

Un’università che alla domanda “Come posso condurre una vita più sostenibile?” risponda in modo concreto, aiutando gli studenti e i docenti ad essere resilienti e propositivi, fornendo loro i mezzi per perseguire valori di rispetto per l’ambiente e diffondendo tali valori anche tra i cittadini, conducendo tutti per mano verso un futuro che valga la pena di vivere.

Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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