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Tra ideale e realtà

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E’ passato un po’ di tempo… e con la primavera ritorno a scrivere. Quando ho deciso di inziare a scrivere un blog, mi sono misurata in un qualcosa di nuovo.

Il mio sguardo sulla vita è uno sguardo spesso di pancia, un bisogno di vivere a pieno il momento, e non è facile comprendere quel filo sottile che mi conduce fra i numerosi insight, i numerosi modi, le numerose necessità dell’essere umana di questi tempi. La sento una grande sfida. Mi piace pensare a questo spazio come un momento per riflettere ad alta voce e condividere le varie sensazioni che mi accompagnano nel tentare di capire questa vita. La sfida più intensa è quella di saper camminare tra il bisogno di controllare tutto, oppure lasciarsi andare.

Quello che imparo tutti i giorni lavorando con la voce su me e sugli altri. Lo strumento voce è un sistema davvero complesso basato su tutto e il contrario di tutto. La ricerca della giusta misura passa dalla contrazione e dal rilassamento, dallo spingere e dal tirare, dal cantare una nota alta dovendola pensare in basso.

La tecnica non risolve i problemi di un corpo nel mettere insieme tante differenze. E’ il modo di pensarsi che agisce sul corpo. La maggior parte delle persone, che decidono di fare un percorso sulla voce, sia che vogliono cantare che semplicemente esplorare se stessi, si imbattono nella rigidità dell’opinione che hanno di sé.

Così mi ritrovo a riflettere su quale sia il confine tra Ideale e Realtà. E’ l’uno che spinge verso l’altro oppure viceversa?

Per molto tempo ho inseguito un ideale: il lavoro ideale, la famiglia ideale, il partner ideale, etc. Più idealizzavo la vita, maggiori le delusioni. Il mio problema con l’ideale è che spesso diventa “illusione”. Tanto da proiettare così tante aspettative, che vanno a scontrarsi con ciò che la realtà richiede davvero. Che si trattasse di un lavoro, della famiglia o di un partner, la questione era sempre la stessa: troppo spesso li volevo trasformare nel mio ideale. Ma per fortuna la vita non me lo ha permesso.

Il termine idealismo in filosofia indica generalmente quella tendenza a risolvere la realtà nell’idea.

Molti filosofi hanno argomentato questo concetto, in particolare Schelling parlava di Idealrealismo.
Senza entrare troppo nel dettaglio, ho pensato a Schelling per come lui incontra nella natura la trascendenza. Dal reale allo spirituale.

Essendo una cantautrice il mio mestiere è quello di leggere la realtà attraverso metafore. Mi sento ubriaca di ispirazione. Cercare quegli infiniti modi di raccontare, emozionando, cantando. La vita la si può leggere con un obiettivo largo oppure stretto in mezzo agli spunti e le opportunità che si manifestano continuamente.

Voglio cambiare le cose, cambiare il modo di vivere, aggiustare un sistema che non è davvero più sano ormai. E lo faccio con i mezzi che conosco, che ho e quando non mi basta mi metto alla ricerca.

E’ un movimento inarrestabile come diceva Pawl Hawken, nel suo libro “Moltitudine inarrestabile” per cui milioni di persone si muovono nella direzione del cambiare le cose.

E quanti cambiamenti sono stati fatti nella storia, tutti mossi da un movimento inarrestabile…

Il cambiamento tuttavia ha varie fasi, un po’ come l’amore e la vita. Se non si fonda su basi solide diventa complicato.

Essere “idealrealista” è un compito impegnativo, per il fatto che agire fine a se stesso non è sufficiente. E’ molto importante il modo in cui agiamo, il pensiero che accompagna l’azione.

Essere onesti con se stessi è fondamentale.
Talvolta ho la sensazione che di fronte agli insoluti della vita che ognuno si porta dentro, vi sia la tendenza a fuggire. Così abbracciamo l’ideale di una religione, di un partito politico, di modi di vivere alternativi, di una relazione con un partner. Spesso l’ideale diventa più importante della realtà, fatta di relazioni, a partire da noi stessi.

Credo che alla base di un cambiamento autentico vi sia l’accettazione. Come nella vita e nell’amore.
Maggiore è il cammino di accettazione sull’intero miscuglio dell’esistenza, più semplice è relazionarsi con i carichi esterni che spesso ci destabilizzano e ci inquietano.

La relazione tra cambiamento individuale e quello che si vive insieme ponendosi obiettivi comuni si poggia su questo sottile equilibrio tra realtà e ideale.
Se il mio ideale è una strada per fuggire da una realtà con cui non ho fatto pace, prima o poi quello da cui fuggo si ripresenta.

Spesso la gente mi domanda come mai non partecipo ai Talent Show oppure cosa penso dei canali ufficiali per fare e divulgare musica.

Per molto tempo ero accanita contro queste realtà, a causa dei miei ideali; probabilmente con una motivazione anche sana di fondo.

Oggi, di fronte alle domande “reali” dell’esistenza, non sono più così tanto certa che un talent non mi potrebbe aiutare.

La realtà mi costringe ad ascoltarmi, interrogarmi. L’ideale se stagna, non solo rischia di non portare i benefici sperati, ma può anche portare a risultati contrari ai prefissati.

Adesso a questa domanda rispondo che, finora il motivo per cui non ho insistito per le vie ufficiali è perchè avevo paura di fallire e di non essere accettata. Ogni rifiuto risuonava con qualcosa che avevo dentro di non risolto. Un’esperienza che nasce molto prima.
Così ben presto ho mollato, anche se fortunatamente ho incontrato comunque una strada per realizzare il mio sogno di essere artista, del cambiamento oltretutto.

Credo che spostare i termini della questione sia una partenza. Il “mezzo” di cambiamento è secondo al “modo”.

Se andiamo più in profondità sappiamo che il modo di porsi nella vita fa la vera differenza.

Quando ho accettato con sincerità chi sono e da dove parto, posso scegliere la mia battaglia e il mio mezzo. A quel punto tutto si muoverà comunque, e lentamente il terreno si può cominciare ad arare.

Proprio come l’amore e la vita.

Quando lavoro con una voce, il risultato si manifesta in tempo reale. La persona passa dall’idea di ciò che è, o meglio dovrebbe essere, al suo corpo che la costringe ad ascoltarsi. Da quel momento il suo stesso corpo, producendo il suono agisce direttamente sul piano emozionale, e da qui il miracolo del cambiamento.
Siamo venuti al mondo ed abbiamo cominciato a dare voce a chi eravamo. Salvo casi particolari, prima di apprendere e ripetere il linguaggio convenzionale, il mondo ha esaurito ogni nostra richiesta solo grazie al nostro suono.

Mi sento davvero grata di ciò che l’esperienza del vivere mi concede tutti i giorni, quando scopro che sto cambiando solo perchè la realtà in cui vivo mi si cuce addosso tra un vuoto che diventa spazio, un dolore che diventa gioia ed una catarsi che diventa musica.

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Articolo riproducibile citando la fonte con link al testo originale pubblicato su Italia che Cambia

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